• La Cate

Writing 18: Fantozzi e la scrittura breve



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Questo post mi ronza in testa da un po'.

Alda Merini dichiarò tempo fa di essere sopravvissuta al disfacimento cognitivo, in manicomio, leggendo e rileggendo il primo Fantozzi, l'unico libro che circolasse là dentro. Il Villaggio scrittore, sosteneva lei, le aveva salvato la vita: "l'ho letto e sono deflagrata in uno scoppio di risa che mi ha fatto desiderare la vita come non mi era mai capitato".

In fondo tutti, quando diciamo che una situazione è "fantozziana", agiamo un pensiero collettivo e ci sentiamo improvvisamente salvi. Perché il ragionier Fantozzi, che è personaggio assoluto, affronta per noi gli immaginabili e inimmaginabili corsi e ricorsi della sfiga.

Questa, però, resta una lezione di scrittura. Godiamoci quindi l'incipit di Fantozzi:

"La prima volta l'ho visto a Genova tanti anni fa alla Megaditta. Era febbraio. Una giornata di tramontana gelida. Le tre del pomeriggio. Una luce livida illuminava a stento la città in una giornata senza sole. Sono entrato nella stanza che mi era stata assegnata. Non c'era luce e sono andato verso la finestra. Si vedeva un mare di piombo increspato da lunghe righe di vento che correvano veloci: un panorama marziano. Era il mio primo giorno di lavoro ed ero spaventato, l'ansia mi faceva respirare a fatica. Ho cercato di controllarla, ma il respiro aumentava come quello di un animale in pericolo. Poi mi sono accorto che non era il mio. Mi sono voltato. In un angolo dalla semioscurità di un sottoscala veniva quasi un fischio sommesso come quello di un topo: era lui! il ragionier Ugo Fantozzi".

Non mi sono mai presa la briga di leggere Villaggio negli anni dell'adolescenza: c'erano i suoi film.

La lettura recente del suo primo e del suo secondo libro (usciti nel '71 e nel '74), invece, è stata illuminante: Villaggio non ha scritto Fantozzi per recitarlo; lo ha scritto per scriverlo.

Il ragionier Fantozzi non è nato per essere visto ma per essere letto.

E allora ecco l'analisi della scrittura breve di Villaggio:

📌Titoli aneddotici (da "La volta che Fantozzi giocò a bocce" a "Fantozzi si dà al tennis").

📌Linguaggio iperbolico e sgrammaticato: l'italiano impeccabile del narratore cede il passo all'idioma (fantozziano, appunto) del protagonista grottesco e meschino, maschera dell'italianità tutta.

📌Periodare spezzato, con frasi corte e punteggiatura essenziale.

📌Racconti brevi, che esauriscono la narrazione in un paio di pagine.

📝L'esercizio, qui, è la sola lettura: i racconti si leggono in un paio di minuti. Vi ritroverete, mentre leggete, a richiamare alla mente la parlata tragicomica del ragioniere. Provate a respingerla, per assaporare la comicità muta della parola scritta.

In ogni racconto ho sottolineato metafore, ritrovato similitudini, evidenziato aggettivi sublimi.

E mi sono commossa, pensando a quell'uomo ingombrante e scomodo che indossava camicie da notte impresentabili negli ultimi anni della sua onorata esistenza.

Buona lettura a tutti.

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