• La Cate

Writing 13: Marquez, autobiografia e scrittura breve



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Gabriel Garcìa Marquez per me è una giornata di garua, a Lima.

La garua è una nebbiolina bagnata che ti si appiccica ai vestiti e ti penetra nelle ossa. Per chi ci vive, a Lima, è una fastidiosa compagna di tante giornate invernali. Nei miei mesi peruviani ho imparato a conviverci, con la garua.

In una delle tante giornate di freddo e garua, camminando a testa in giù in un emisfero che non era il mio, ho corso per raggiungere la libreria più vicina a casa. L’evento era annunciato da tempo sui giornali di tutto il Sudamerica: l'uscita di Vivir para contarla, ultima fatica autobiografica di Gabo.

L’avrei divorata in un paio di giorni di sigarette e caffè e sarei uscita di casa solo dopo aver chiuso il libro con la nostalgia di chi finisce il suo viaggio dell’anima.

Al mio arrivo c’era già una coda ostinata di seguaci e curiosi. Ho atteso pazientemente, come solo in Sudamerica sanno fare, osservando i volti del popolo di García Marquez. E in Perù, patria dell’ex amico e rivale Vargas Llosa, i lettori di Gabo hanno la faccia di chi lo rivendica.

Quando l’ho avuto tra le mani, fresco di stampa e con un Marquez infante in copertina, ha cominciato a diluviare. Una pioggia totale, assordante, affilata. E ho avuto la sensazione definitiva che sarebbe stato il suo ultimo libro. Ci sono andata vicina.

Marquez è anche Baricco che scrive “si muore tutti, ma qualcuno muore di più”.

E io che piango leggendolo. Perché anche io devo a Gabo “un sacco di cose” e ho le tasche piene di sue frasi.

Un corso di storytelling fortemente orientato all’autobiografismo non può prescindere da Marquez.

Va bene usare una pagina qualunque di un suo libro qualunque, vanno bene le riletture, le riscritture, tutti gli esperimenti creativi già messi in atto e continuamente riproposti. Basta cercare e se ne trovano a decine.

Io credo di averli usati tutti.

Poi ho inventato alcuni esercizi. Nel prossimo post ne proporrò uno.

Hasta la proxima.