• La Cate

Case 26: almeno tu nel"L'universo"


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Premessa: da tipo un paio di mesi sto a Zurigo.

Niente di definitivo: diciamo che è una lunga pausa di riflessione con un sacco di bagni esperienziali, che non fanno mai male.

Settimana scorsa ho attraversato la città per ascoltare Ferruccio De Bortoli all'Università: davvero illuminante.

Ma è quello che è accaduto dopo che mi ha convinto a tornare a scrivere.

Girovagando mi sono imbattuta in uno di quei vecchi espositori di giornali con le aste di legno: la terza rivista, in carta riciclata e impaginata come un quotidiano, mi ha folgorata; il titolo magniloquente in Bodoni (io le grazie le odio sul serio ma chissenefrega) e l'uso dell'italiano in una roccaforte linguistica tedesca hanno catalizzato la mia attenzione.

Ho scattato una foto al volo e mi sono ripromessa di fare un paio di ricerche.


L'universo è un giornale studentesco distribuito come inserto mensile del Corriere del Ticino. Vanta una tiratura di 45mila copie mensili e ha sede nell'Università della Svizzera italiana di Lugano.

La redazione? Ragazzi.

Smart, simpatici, digital-geek, con quella voglia di fare che avevo bisogno di trovare in giro.

Il direttore, Antonio Paolillo, chioma folta stile Niccolò Fabi, svela i suoi interessi sui social: Philosophy 🔺- Journalism 📰 - Music 🎸.


Mi piace questo esperimento sociale. Adoro i microcosmi della comunicazione e vado in brodo di giuggiole per i team che funzionano.

Gli articoli sono snelli, curiosi, utili. Dispensano consigli, vagliano possibilità, esplorano orizzonti. L'universo dice ai ragazzi che cosa li aspetta fuori dall'università, suggerisce come orientarsi, indaga il mondo e ne restituisce un'immagine a misura di studente.

Sono bravi, i ragazzi che gravitano attorno a progetto: www.luniverso.ch promette di essere una piattaforma di informazione "quotidiana, veloce ed interattiva". I lettori possono commentare gli articoli e proporre nuovi temi.

Attendiamo Instagram, perché potrebbe essere un ecosistema divertente per i ragazzi del team.

Da copiare, questa idea, dentro e fuori gli atenei: insegna che dove c'è la qualità può mancare la fuffa estetica.

Buona lettura.