• La Cate

Writing 11: Piccole storie di cui vergognarsi



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Sì, va bene, qui si imparano cose per promuoversi e blablabla.

Ma prima di tutto bisogna raccontarsi, quindi raccontiamocela.

Per esempio andiamo a ripescarlo, quel ricordo di noi di cui dovremmo vergognarci ma non ci riusciamo.

Trasformiamolo in un racconto e teniamocelo stretto.

Lui si chiama Salvatore Pagano e io non lo conosco per niente.

Fa il musicista e scrive robe di musica.

Se su Google cercate "storie di cui vergognarsi" trovate un suo racconto di vita: si intitola "Gioie e dolori della prima band".

Vale la pena leggerlo.

Per gli over 35 potrebbe essere una vera madeleine.

Copioincollo qui dei pezzi che metto insieme liberamente:

"Tutti, prima o poi, intorno ai 16 anni, abbiamo pregato in ginocchio i nostri genitori, promettendo fantasiosi, quanto improbabili, risultati scolastici, per comprare lei: la chitarra.

Una sola cosa in testa: fondare una “cover band anni ’70”.

Ovviamente quello che abbiamo in testa si traduce in un grande calderone: su fogli stropicciati di carta si stilano scalette con artisti che potrebbero essere padri e figli (e oramai nonni) gli uni degli altri.

Poi, come per magia lei, immancabile, la canzone regina dello show: a scelta, The Final Countdown o Confortably Numb dei Floyd. Alla fine si chiude o con un gran bordello elettrificato e distorto o con il memorabile stacco di Smoke on the Water e tutti contenti.

Siamo pronti, prima uscita: la febbre della serata ci sale nelle vene, meglio passare al bancone del bar, pensiamo.

Tralasciamo come ci siamo vestiti, che è meglio.

Di solito qualcuno prende una birra ad alta gradazione, gli altri un superalcolico liscio che non avrebbero bevuto in altre occasioni neanche con la pistola puntata alla tempia. Il risultato è sempre lo stesso: stordimento e gola secca.

Malgrado tutto però, l’esibizione la portiamo a casa, perché quella montagna di amici che ci siamo tirati dietro ha applaudito comunque, anche quando avevamo i piedi intrappolati tra i cavi col rischio di finire lunghi sulla prima fila, anche se il batterista e il chitarrista hanno iniziato due pezzi diversi o se il cantante ha ceduto a metà concerto.

La band andrà avanti per un annetto o due, poi ci lasceremo di comune accordo. Chi perché “ma la mia ragazza…”, chi perché se ne va a studiare da qualche parte, chi inizia a lavorare, chi vuole fare jazz e chi ha semplicemente voglia di voltare pagina musicale. Nonostante tutto avremo dei bei ricordi.

Certo, più avanti rabbrividiremo alla memoria di come suonavamo “grezzi” e delle serate alle sagre di paese pagati coi tortelli al ragù; probabilmente conserveremo, nascondendolo in fondo a un cassetto, anche un cd o un nastro con la registrazione delle nostre prove.

In ogni caso non rimpiangeremo niente, neanche per un attimo; comunque siano andate le cose, è stata la nostra vita.

Nella mia erano gli anni ‘90 e ci sentivamo invincibili".

📝 L'esercizio, manco a dirlo, è di trasformare in racconto una piccola storia di cui ti vergogni.

Ci metti pure un titolo e il tutto non deve superare i 2000 caratteri, spazi inclusi.

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